La Monna “LVisa” di Leonardo

Che cosa sarebbe Borat senza il suo Mankini? O il modello Bruno privato della sua tuta di velcro? L’artista Jason Alper è stato il braccio destro di Sascha Baron-Cohen per oltre 15 anni, realizzando per lui gli strabilianti costumi per personaggi leggendari come Ali G., Borat e Bruno.
Ora il costumista inglese ha deciso di intraprendere una nuova strada, anche se non molto diversa da quella dissacrante percorsa fino ad ora. Ha smesso di lavorare sul corpo di Baron-Cohen e ora la maggiorparte delle sue opere vengono realizzate su tela.

 

“Dopo le ultime creazioni per il film Bruno, ho trascorso tre mesi visitando le gallerie d’arte di Los Angeles e New York. Devo ammettere di non aver visto niente di particolarmente originale e, soprattutto, niente che vorrei mettere sulle pareti di casa mia. Senza sembrare spiritoso, non nego di aver pensato di riuscire a fare meglio.”

Mentre Baron-Cohen è rinomato a livello internazionale per i suoi spettacolini comici, spesso realizzati anche nei più istituzionali e formali degli eventi, molto raramente concede interviste. Ma quando si tratta di supportare la nuova carriera del suo amico e collega Alper, si concede volentieri ai giornalisti: “Gli ho detto: “Non sai neanche disegnare un cerchio, come pensi di poter realizzare un’intera mostra?”".

 

La sua prima esibizione si è però rivelata un successo, come anche la seconda, allestita presso la galleria Guy Hepner a Beverly

Hills. Il nome della mostra? “Moto proletario e affrancamento della borghesia nel XXI secolo“. Un titolo che cattura sicuramente l’attenzione e sembra anche notevolmente intelligente, ma conserva in sè l’eterna questione:cosa significa? “Una volta solo l’aristocrazia vestiva con marchi di lusso, come Chanel e Louis Vuitton. Ora è l’esatto contrario. La mia mostra è la rappresentazione di questo fenomeno.”

La moda di Alper è stata astutamente diffusa in maniera vistosa in tutta l’esibizione, grazie alla decisione dell’artista di mettere il familiarissimo logo “LV” all’interno di ogni singola opera. ”Il logo di Louis Vuitton è il più iconico, è una forma d’arte di per sè”. I puristi dell’arte, sempre che ne esistano a Beverly Hills, saranno sicuramente sconvolti dalla sua personale interpretazione di alcuni tra i più importanti capolavori dell’arte come La Gioconda, L’ultima cena (trasformata da Alper anche nel titolo, in “Chi paga?“) e Il ragazzo blu di Gainborough.
“Certo, gli agenti della Monna Lisa avranno da ridire e impazziranno” riflette Baron-Cohen “Ma non importa: è solo una bigotta Kabballista moralizzatrice.”

La tecnica artistica di Alper potrà sembrare un po’ primitiva, ma è l’intuizione che conta. Quest’utlima e la capacità di delegare l’esecuzione dell’opera a qualcun altro – cosa che già Andy Warhol aveva capito, ai suoi tempi. Baron-Cohen vede un legame chiaro tra le opere di Alper e i celebrati capolavori di Warhol: “Il loro lavoro è identico” dice “Credo che collaboreranno per la prossima esibizione di Jason”.
Ma le persone riusciranno a capirlo? Il suo Mankini può aver messo a dura prova i limiti della decenza (e della fisica), ma non c’è dubbio che Alper sia un artista e le sue opere risplendano di cotanta aura artistica, quasi come evidenziatori.
Il perchè Alper abbia scelto proprio Louis Vuitton e non altri marchi, è presto detto: “Adoro il fatto che un logo, originariamente associato solo ad abbigliamento e moda, ad un certo punto diventi arte di per sè; inoltre Louis Vuitton è riconosciuto a livello mondiale e spesso viene utilizzato come segno di riconoscimento di un certo status tra persone, anche nella sua versione contraffatta”.
La mostra di Alper è pure parodia, anche se l’artista non la pensa così: “Se io facessi borse, utilizzando il logo di Louis Vuitton, sarei fregato. Ma loro non fanno arte e io nonrealizzo borse. E’ solo un omaggio a loro; non li sto prendendo in giro”.
Nonostante Jason non abbia grande abilità nel disegno, ha ottenuto grande successo come costumista. “Beh, so disegnare, ma come un bambino di cinque anni; conosco bene, però, le logiche di realizzazione di un capo di abbigliamento. Tutti i costumi che ho creato sono stati pensati e realizzati come veri e propri personaggi”.
Nella mostra è presente un’opera intitolata “I Must Not Be Facetious” (traduzione: Non devo fare lo spiritoso); la scritta appare su uno di quegli schermi luminosi tipicamente utilizzati dagli oculisti per l’esame della vista. L’opera non è stata venduta. Jason l’ha realizzata perchè, ai tempi della scuola, era stato forzato a scrivere questa frase per 5000 volte. Si è trattato principalmente di avere l’ultima parola, un riscatto formale. La cosa triste, per l’artista, è stato vedere tante persone interessate all’opera, che però ignoravano il significato della parola “facetious”. Ma cosa conta in fondo? Lui sa il significato della parola, dopo averla scritta migliaia di volte, e, nonostante questo, continua a fare lo spiritoso.

 

L’opera preferita di Alper è “Ragazzo blu”, da lui trasformato in “Ragazzo marrone”, visto il cambio di abbigliamento: gli ricorda le giornate dell’infanzia passate a casa della zia, trascorse a giocare con i cuginetti. In casa troneggiava proprio il quadro di Gainborough.
A chi lo taccia di essere troppo commerciale, lui risponde: ”Era proprio il mio intento. Voglio poter sfruttare il miglior palcoscenico possibile per le mie opere. Non capisco la ragione di creare se poi nessuno vedrà il risultato finale. So che molti artisti dicono “Oh, no. Non voglio che nessuno veda le mie opere”. Ma che senso ha? E’ pura follia. Non so se sitratti di paura del successo o, peggio, di paura del fallimento. Io sono stato fortunato. Non ho mai realmente fallito in nulla, eccezion fatta per la scuola e le sue stupidaggini.

Ho impegnato tutto me stesso in questa mia prima esposizione artistica, compresi anche tutti i miei risparmi. Ero terrorizzato fino al momento dell’apertura della mostra. Ma poi è andato tutto bene. Devo ammettere che i miei migliori lavori li ho realizzati quando non avevo nulla. Ma niente paura. Nessun artista morirà mai di fame. Le merendine costano poco.

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