Di solito le personalità della moda non possiedono neanche un briciolo di umorismo. Tra questi certamente uno non si immagina Karl Lagerfeld molto propenso a risate e sorrisi. Invece ultimamente si è dimostrato molto autoironico. Si è inventato un nuovo soprannome per sè stesso, anche in conseguenza delle sue numerosissime collaborazioni.
Una lista infinita che include le bottigliette di Coca Cola, i bicchieri per il marchio svedese Orrefors, una stanza di hotel interamente in cioccolato per Magnum, fino a posare su una lavatrice per il marchio francesce 3Suisse di abbigliamento acquistabile via posta.
“Sono un marchio vivente, no?” ha detto. “Il mio nome non è Lagerfeld, ma Labelfeld (‘label’ in inglese significa marchio, etichetta). Soffro di una strana forma di Alzheimer per quanto riguarda il mio lavoro. E credo sia una cosa molto positiva. Oggi troppe persone pensano solo al passato e a quello che hanno già realizzato. Io dimentico tutto ed ogni volta è come cominciare da zero.”

Quando gli viene domandato come riesca a gestire apparentemente così facilmente l’enorme quantitativo di lavoroper due amrchi così importanti come Fendi e Chanel, la sua risposta è semplice: “Ce l’ho nel sangue” ha risposto durante una recente intervista alla CNN. “Quando ho cominciato a lavorare per Chanel (nel 1983), il marchio era in una fase di calante notorietà”. Lui ha ripostato Chanel all’antica gloria e fama grazie alla totale libertà creativa che gli è stata concessa. “Coco odierebbe quello che ho realizzatro e sto creando tuttora. Ma il mio compito è quello di aggiornare costantemente il marchio”.

